Controllare gli ambienti di lavoro, raccogliere le segnalazioni dei lavoratori, verificare che le misure di prevenzione siano effettivamente applicate e portare le criticità all’attenzione dell’azienda: sono alcune delle attività che rientrano nel ruolo del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza.
Ma cosa dovrebbe controllare concretamente un RLS durante una visita periodica? Una checklist può aiutare a non lasciare nulla al caso: dall’ordine degli ambienti alla presenza dei DPI, dalla gestione delle emergenze fino alle segnalazioni dei lavoratori e all’aggiornamento delle misure di prevenzione. Vediamo tutto in questo articolo.
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Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza occupa una posizione particolare all’interno del sistema aziendale di prevenzione. Il suo compito non consiste nel sostituire il datore di lavoro, il RSPP o i preposti, ma nel rappresentare il punto di vista dei lavoratori sulle condizioni di salute e sicurezza.
L’articolo 50 del D.Lgs. 81/2008 riconosce infatti al RLS il diritto di accedere ai luoghi di lavoro, di ricevere informazioni e documentazione sulla sicurezza, di formulare osservazioni e di avanzare proposte in materia di prevenzione.
Per questo l’accesso ai luoghi di lavoro previsto dall’articolo 50 assume un’importanza concreta. Entrare negli ambienti in cui le persone lavorano permette di confrontare quanto previsto dalla documentazione aziendale con ciò che accade realmente durante una giornata di lavoro.
Una visita di controllo può far emergere, ad esempio, un DPI utilizzato in modo scorretto, una macchina con una protezione danneggiata oppure una procedura conosciuta formalmente ma poco applicata nella pratica. Sono proprio questi dettagli a rendere utile l’attività periodica del RLS.
Una visita efficace comincia ancor prima di entrare in reparto. Il primo passaggio consiste infatti nel raccogliere le informazioni disponibili e capire se nel frattempo sono cambiate attività, ambienti, attrezzature o organizzazione del lavoro.
L’RLS riceve le informazioni e la documentazione aziendale relativa alla valutazione dei rischi e alle misure di prevenzione, oltre a quella riguardante macchine, impianti, ambienti di lavoro, sostanze e miscele pericolose, infortuni e malattie professionali.
Su richiesta e per lo svolgimento della propria funzione, riceve anche copia del DVR. La consegna può avvenire anche in formato digitale, ma il documento va consultato esclusivamente in azienda (art. 18, c. 1, lett. o).
Prima della visita è quindi utile verificare:
Il confronto tra documentazione e realtà operativa è uno dei momenti più importanti. Se un rischio è stato individuato nel DVR, vale la pena verificare anche come viene gestito concretamente sul posto di lavoro.
Arrivato sul posto, l’RLS dovrebbe adottare un approccio tanto semplice quanto efficace: osservare quello che succede réellement. Durante il sopralluogo è utile verificare:
Una checklist RLS dovrebbe dedicare uno spazio specifico alle situazioni di emergenza, che variano in base alla realtà aziendale. Punti comuni alla maggior parte delle aziende che occorre verificare riguardo alle emergenze sono:
Sono verifiche apparentemente banali, ma proprio per questo rischiano di essere date per scontate.
Lo stesso principio vale per le procedure di lavoro. Se l’azienda ha introdotto specifiche istruzioni per ridurre un rischio, l’RLS può verificare, attraverso l’osservazione e il confronto con i lavoratori, se quelle indicazioni sono conosciute e applicate.
Il contatto diretto con i lavoratori è particolarmente importante. Una persona che svolge ogni giorno una determinata mansione può segnalare un problema che non emerge durante una verifica formale: un’attrezzatura poco pratica, una procedura difficile da applicare, un DPI scomodo o una situazione di rischio che si presenta soltanto in determinate condizioni. L’ascolto, quindi, completa l’osservazione.
Tra le attribuzioni del RLS rientra anche la consultazione sull’organizzazione della formazione prevista dall’articolo 37 del D.Lgs. 81/2008. Alcune domande utili:
Il punto non è controllare semplicemente se esiste un attestato. L’obiettivo è capire se formazione e informazione accompagnano realmente il lavoro quotidiano.
La normativa prevede infatti che la formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti sia ripetuta periodicamente in relazione all’evoluzione dei rischi o all’insorgenza di nuovi rischi.
Una visita periodica ha senso soprattutto quando permette di confrontare situazioni diverse nel tempo. Per questo l’RLS dovrebbe tenere traccia delle criticità già emerse: quali sono state segnalate? Quali sono state risolte? Quali sono ancora presenti?
Anche gli infortuni rappresentano informazioni importanti. La riunione periodica prevista dall’articolo 35, nelle aziende e unità produttive con più di 15 lavoratori, deve essere convocata almeno una volta all’anno e vede la partecipazione del RLS. Tra gli argomenti sottoposti all’esame dei partecipanti rientrano proprio il DVR, l’andamento degli infortuni e delle malattie e della sorveglianza sanitaria, i DPI e i programmi di informazione e formazione.
È importante distinguere la riunione periodica dalle visite sul posto di lavoro o sopralluoghi. La normativa attribuisce al RLS il diritto di accedere ai luoghi di lavoro, ma non fissa nell’articolo 50 una generica “visita periodica” con una cadenza standard. La frequenza può quindi essere organizzata in funzione delle esigenze aziendali e delle modalità definite dalla contrattazione collettiva.
Una buona visita periodica non si conclude con un elenco di problemi. Il passaggio successivo è capire quali situazioni meritano un approfondimento e portarle all’attenzione dell’azienda attraverso gli strumenti previsti dal sistema di prevenzione.
L’articolo 50 attribuisce infatti al RLS la possibilità di promuovere l’elaborazione, l’individuazione e l’attuazione di misure di prevenzione, formulare proposte e avvertire il responsabile dell’azienda dei rischi individuati durante la propria attività.
Infine, se il RLS ritiene che le misure di prevenzione adottate e i mezzi impiegati non siano idonei a garantire la sicurezza, può fare ricorso alle autorità competenti (art. 50, c. 1, lett. o).
Riassumendo quanto detto fin qui, vi forniamo una checklist che può aiutare a trasformare la visita in un’attività strutturata. Non si tratta di creare un ulteriore adempimento burocratico, ma di avere un punto di riferimento per non dimenticare gli aspetti principali.
Per svolgere con consapevolezza le attività previste dal ruolo di Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza è fondamentale partire da una formazione adeguata, che permetta di conoscere la normativa, comprendere i principali fattori di rischio e acquisire gli strumenti necessari per partecipare attivamente alla prevenzione aziendale.
Il corso completo di formazione RLS ha una durata minima di 32 ore, di cui 12 sui rischi specifici presenti in azienda; l’aggiornamento è annuale, con un minimo di 4 ore nelle imprese da 15 a 50 lavoratori e di 8 ore in quelle con più di 50 (art. 37, c. 11, D.Lgs. 81/08).
La formazione rappresenta così il punto di partenza per affrontare anche le attività più concrete, come l’osservazione degli ambienti, il confronto con i lavoratori, la lettura delle principali criticità e la partecipazione al sistema aziendale di prevenzione.